domenica 7 ottobre 2012

Ricordi d'estate#2


I ricordi tendono a sbiadire col tempo e più la nebbiolina langarola scende a ricoprire gli acini più i 39°C di quel giorno a Portonovo perdono di nitidezza.
Ogni anno mi trovo sempre a rifare le stesse riflessioni in autunno che più o meno si concludono con una generale incredulità verso i cambiamenti di temperatura che avvengono in Italia nell'arco di pochi giorni. Inutile dirlo a Londra questa incredulità mi prendeva molto raramente: la differenza tra le temperature di aprile, luglio e settembre è molto sfumata. 
Il giorno in cui abbiamo conosciuto Moreno Cedroni per la mia tesina sul rapporto tra ristorante e paesaggio, la temperatura era al di fuori della normale sopportazione, 39°C con l'80% di tasso di umidità, uno dei migliori modi per capire la provenienza della metafora "l'aria si tagliava con un coltello" (avete presente la condensa dopo che avete fatto la doccia? ecco la sensazione era quella:-)


Il Clandestino di Moreno Cedroni è un locale stranissimo per essere di uno chef stellato, è incredibilmente mimetizzato nel paesaggio, non urla da nessuna parte la sua specialità rispetto agli altri baracchini presenti sulle spiagge, semplicemente si lascia scoprire, magari prendendo anche solo un Magnum al bancone del bar (e non intendo un piatto rielaborato alla Bottura intendo proprio il Magnum Algida di trash-food memoria).
Il locale è interamente di legno e Cedroni ci spiega che lui, a parte un piccolo ritocco alla veranda, non l'ha toccato ma che anzi l'ha volutamente lasciato come l'ha trovato, perchè così "poteva rimanere quel localino abbordabile ai bagnanti che era sempre stato, non aveva proprio senso trasformarlo in un qualcosa di chiccoso ".
Non un ragionamento da tutti, inserendo un po' di psicologia nel discorso si potrebbe aggiungere che è un rischio che si corre solo se si è molto sicuri di chi si è, del proprio lavoro e non si deve più dimostrare (quasi) nulla a nessuno.


Il menù varia a seconda del momento della giornata, al mattino si comincia con la colazione pied dans l'eau, il pranzo si risolve con un susci da nome favoloso (Pollicino, Il brutto anattrocolo...), la merenda con uno dei dolcetti presenti e la sera il Clandestino cambia faccia proponendo prima aperitivi e poi susci diversi, meno giocosi più eleganti.
E' così che questo luogo "cambia a seconda della clientela che ospita e non cambia lui la clientela che frequenta la spiaggia" ci dice Cedroni. L'umiltà è sempre emozionante, l'intelligenza disarmante e così il ritorno alla macchina per proseguire verso casa è pieno di riflessioni su questo chef dalla faccia simpatica e schietta.


L'ultima tappa della nostra estate è stata Eataly a Roma, il gigante aperto da qualche mese che ci richiamava come mosche al miele.


Il primo impatto è, come dire, "bruciante" visti i 41°C di Roma ed il parcheggio tutto al sole che circonda questo grande stabile dall'architettura di acciaio e vetro dal sapore "internazionale". Eataly è grandissimo, più di quanto pensavamo e dopo qualche momento è veramente difficile non perdere il senso dell'orientamento e dello spazio in quello che è sicuramente una piccola Disneyland dei foodies. 


Dopo qualche ora, devo essere sincera, abbiamo cominciato a tentennare, pranzo al ristorantino del fritto (ottimo niente da dire, soprattutto considerando i numeri che fa), giro attento al reparto formaggi, salumi e pesce, fino all'ultimo piano quello del ristorante Italia e della sala conferenze.
Dopo aver visionato tutto, condiviso impressioni e riflessioni, mi sento di fare qualche timida critica:
  • Piemonte, Piemonte, Piemonte. Ed ancora Piemonte se fosse possibile. Ovvio, non ho niente contro la mia regione, ma se trovare tanto Piemonte a Torino mi pare doveroso, trovare la stessa origine nelle migliaia di referenze presenti a Roma mi lascia un po' di amaro in bocca: yogurt, formaggi, carne, dolci. Ma in tutto il Lazio non fanno un buon yogurt che bisogna portarlo dalla Val di Susa? E La Granda è fantastica, ma non ci sono altri allevatori che applicano gli stessi criteri in tutto il Centro-Sud Italia? Con questo non dico che non ci fossero prodotti provenienti da altre regioni ma la supremazia del Piemonte era, a mio gusto, assolutamente esagerata.
  • Reparto vino: il vino ai piani alti secondo me non ci sta. Quanto è bello a Torino scendere nei sotterranei e scegliersi la propria bottiglia (perchè in fondo in tutti noi è assodato che il vino sta in basso, in cantina, no?) quanto a Roma sceglierlo con vista sulla città non mi è piaciuto troppo. 
  • Il gelato non è assolutamente all'altezza del luogo. Io ho provato con titubanza per una cattiva esperienza precedente il gelato di Venchi e se allora non mi aveva entusiasmato sono pronta a riconfermare la vecchia sensazione. Sapore annacquato, sensazione di poca artigianalità. A Roma di gelaterie che meritavano quello spazio, secondo me, ce ne erano ben di migliori.  
  • Si avvertiva, ma forse era normale vista la poca quantità di tempo passata dall'apertura, una certa disorganizzazione generale, una sorta di caos in cui si muoveva l'intera macchina farinettiana. Per tutta la durata della nostra visita abbiamo visto baristi con l'aria molto poco convinta e dipendenti che davano l'impressione di cercare anche loro il bandolo della matassa. Ma in questo caso concediamo tutte le attenuanti e siamo pronte a ricrederci in una prossima visita:-)

Nota, invece, di merito per alcune installazioni artistiche: la spirale di tazzine di caffè che sovrastava il bar Illy è veramente bella e ha raccolto un certo numero di entusiaste teste all'insù. Niente male veramente.
Il ricordo quasi sbiadito è stato salvato, ora tocca alle atmosfere alto atesine prendere il posto di spiagge e parcheggi roventi e al Salone del Gusto poi.
Tempo al tempo:-)

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